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Matrimoni e ricevimenti di eccellenza in ville, castelli, dimore storiche

Villa Correr Agazzi con Barchessa

Villa Veneta privata per matrimoni, eventi aziendali,shooting fotografici. 

Villa Veneta del XVII Secolo ai bordi della Livenza

Origine e vicende della Villa

La Civiltà delle Ville Venete

La “Casa di Villa” è una tipologia abitativa e, nel contempo, produttiva tipica del territorio Veneto-Friulano: quelle che oggi chiamiamo ” Ville Venete”  formavano un sistema insediativo diffuso, sintesi perfetta di una rilevante vicenda che fu economica ma anche culturale ed artistica, nota come “Civiltà di Villa”, sviluppatasi nella Terraferma Veneta tra il XV ed il XVIII secolo grazie a Venezia ed al prestigio della sua autorità politica.

Andrea Palladio Andrea Palladio, massimo interprete dell’architettura di queste dimore, così sintetizzava la funzione economico/culturale svolta dagli insediamenti di Villa: “… Il gentiluomo grande utilità e consolatione caverà dalle Case di Villa, dove il tempo si passa in vedere e ornare le sue possessioni e con industria e arte dell’ agricoltura accrescer le facultà. Dove anco per l’esercitio che nella Villa si suol fare a piedi e a cavallo, il corpo più agevolmente conserverà la sua sanità e robustezza, e dove finalmente l’animo, stanco delle agitationi della città, prenderà molto ristauro e consolatione, e quietamente potrà attendere e agli studi delle lettere e alla contemplatione…” (tratto da “I Quattro libri dell’Architettura” Venezia, 1570).

L’origine degli insediamenti di Villa ha quindi radici colte ed antiche: già culturalmente anticipata dall’ Umanesimo attraverso il ritorno dell’uomo alle occupazioni intellettuali, all’ amore per la natura e per i semplici piaceri della vita campestre, è strettamente collegata all’ utilizzo agricolo dei territori della Terraferma Veneta, che Venezia gradatamente assoggetta a partire dal XV secolo: le grandiose opere di bonifica intraprese dalla Serenissima rendono disponibili per la coltivazione ampie estensioni di terreno, prima spesso incolte e paludose, spingendo molte famiglie del Patriziato Veneziano ad interessarsi al loro sfruttamento economico: si investono così nella proprietà fondiaria i capitali accumulati con i commerci marittimi nel Levante, minacciati dalla crescente presenza Turca nel Mediterraneo Orientale.

 

Villa Correr Agazzi e il suo tempo.

Il sito della Villa in una mappa del 1620Le vicende di Villa Correr Agazzi si dipanano nello sfondo di questo singolare contesto storico; la denominazione le deriva da una famiglia Agazzi, originaria del territorio di Bergamo, all’epoca compreso nello “Stato da Terra” della Serenissima, stabilitasi a Venezia alla fine del XVI secolo; la Villa, inclusa nel territorio amministrativo della “Patria del Friuli”, viene già documentata, anche se con forma architettonica diversa, in mappe di fine Cinquecento e del primo Seicento del corso della Livenza redatte dai Periti Agrimensori della Repubblica per conto della magistratura dei “Savi ed Esecutori alle Acque”.

Acquistata a metà del XVII secolo da Francesco Agazzi, la Villa, all’epoca, non è che un semplice edificio tardo cinquecentesco a due piani, già Mappa del 1687: particolare con la Villaappartenuto ai nobili friulani Sbrojavacca, utilizzato come “Casa di Sovrintendenza” per l’attività agricola; qualche decennio più tardi, la Villa è nuovamente segnalata, invariata nella sua forma, in disegni del territorio liventino del 1687 sempre redatti per conto dei “Savi ed Esecutori alle Acque”.

Alla morte di Francesco, avvenuta nel gennaio del 1684, la Villa è ereditata, col vincolo del fedecommesso, dai suoi  cinque figli maschi: tra il 1687 e il 1691, essa è oggetto di importanti interventi di ampliamento e di abbellimento, su iniziativa dei figli maschi di Francesco, il completamento dei quali è puntualmente registrato da un disegno del 1691 conservato all’Archivio di Stato di Venezia.

Quella promossa e realizzata dai figli di Francesco è una trasformazione radicale, che incide sul vecchio  impianto cinquecentesco, modificandolo nella nuova tipologia architettonica della “Casa Fondaco” veneziana: vi sono aggiunti due piani, una Barchessa, il prospetto sud è arricchito da una decorazione ad affresco e i materiali utilizzati sono pregiati, come la pietra d’Istria e la trachite Euganea; la Villa assume così l’aspetto di un complesso architettonico articolato, che tuttora in gran parte conserva, in cui sono presenti sia gli edifici dominicali ma anche le costruzioni per uso agricolo, la Barchessa e le sue scuderie, il tutto ingentilito da un giardino formale “all’ italiana”, dal “Brolo”, l’orto/frutteto tipico della Villa, dalla presenza di un Oratorio, di un Ingresso Dominicale e da un Muro Perimetrale a protezione del complesso.

Mappa del 1691: particolare della Villa dopo la ristrutturazioneLa ristrutturazione si colloca nel periodo in cui, sotto la spinta di un nuovo sentire, le famiglie proprietarie maturano un radicale cambiamento nell’ uso assegnato a queste residenze: da metà ‘600 alla Villa di campagna inizia ad essere attribuita una funzione di rappresentanza che si sovrappone allo scopo originario legato alla gestione agricola: chi possiede una Villa, o chi desidera edificarla, ha ora motivazioni più sofisticate come l’ostentazione della propria agiatezza attraverso stili di vita esclusivi, il  circondarsi di architetture e opere d’arte per comprovare il buon fine del percorso di miglioramento sociale intrapreso nella pur chiusa società dell’epoca, rigidamente suddivisa in “Ordini” quasi impenetrabili.

La Villa in Terraferma risponde pienamente a questo nuovo sentire: le residenze di campagna divengono “Dimore di Rappresentanza”; la Villa assume d’ora in poi il carattere di “luogo di  delizie”, un simbolo che permette la più aderente manifestazione del vivere “more Nobilium”, uno stile di vita tipico, appannaggio del Patriziato e della ricca borghesia cittadinesca: a partire dal Settecento, questa condotta di vita esplode nella moda della “villeggiatura”, il soggiorno prolungato in Villa durante la stagione estiva, allietato da occupazioni intellettuali che si alternano agli svaghi e al gioco d’azzardo, avendo a contorno la piccola corte di ospiti che sempre più spesso accompagna i lunghi soggiorni della famiglia proprietaria.

Anche nel caso di Villa Correr Agazzi si ripropone puntualmente il cambiamento del vissuto della Villa: con la ristrutturazione di fine ’600, gli Agazzi, mettendo mano alla vecchia struttura Cinquecentesca, impreziosendola con decorazioni ad affresco esterne ed interne e con materiali pregiati, ampliandone notevolmente la struttura con nuovi annessi, manifestano pienamente l’esigenza di affermare il ragguardevole status raggiunto dalla famiglia, che qualche decennio più tardi troverà il suo definitivo coronamento attraverso il matrimonio di Carlo, figlio di Iseppo, con la Patrizia Veneta Julia Lazari.

La Villa e la Barchessa viste dall'altoLa Villa gode nel Settecento un momento di grande vitalità: pur nel contesto descritto, gli Agazzi non hanno certo trascurato la cura della gestione agricola e i correlati aspetti economici: a metà secolo, la Villa e il fondo circostante sono in piena attività, gestiti con la consueta formula dell’affitto agrario e coltivati a Sorgo Rosso, Grano Turco, vigneti e prati; Villa e fondo agricolo sono registrati per il pagamento del Cattastico sulla proprietà terriera e dichiarati nella propria Condizione, una sorta di dichiarazione fiscale,  da Iseppo Agazzi  in occasione della Redecima del 1740.

La Villa viene poi ancora segnalata nel 1778, intatta nella propria struttura, inserita in una vasta proprietà fondiaria di ben 320 campi nella “Gastaldia” di S. Stino di Livenza, seconda, per dimensione, solo alle proprietà della famiglia veneziana Nani.

Carlo Agazzi, figlio di Iseppo, nipote di Francesco, ultimo della famiglia, diviene, dopo il 1764, l’ unico proprietario della Villa: alla di lui morte, avvenuta a Venezia nel 1807, tutte le proprietà fondiarie, che gli derivano anche dall’ acquisto mortis causa dei beni della moglie  N.D. Julia Lazari e che si estendono in una vasta area compresa tra Montebelluna e S. Stino di Livenza, passano per via testamentaria ai “cugini” Conti Manfredini di Rovigo e Villabruna di Feltre che ereditano, in particolare, la Villa e la proprietà terriera di Biverone.

Dal boschetto di OntaniE’ a questo periodo, immediatamente successivo alla morte di Carlo Agazzi, che devono farsi risalire le prime aggressioni al complesso, che determinano la distruzione di alcuni manufatti, come l’Oratorio e il grande muro perimetrale; solo nel 1828 gli eredi Manfredini consolidano nelle loro mani l’ intera proprietà della Villa, prima condivisa con altri, che mantengono sino al 1895, anno in cui viene ceduta, assieme al fondo agricolo, ai Conti Giusti del Giardino di Padova.

Il 2Passo di Torre" a fine OttocentoLa fine dell’ 800 e i primi decenni del ‘900 sono periodi critici per la grande Fabbrica: da un lato, il paesaggio originale viene intaccato, modificandolo con interventi di contenimento idraulico della Livenza che fortunatamente sono realizzati più a Nord del sito nel quale essa sorge, mentre la Villa, come molte altre in questo periodo, sopporta usi impropri, utilizzata come abitazione colonica e depredata di alcuni suoi ornamenti; risale a questo periodo il definitivo deterioramento degli affreschi di metà ’600 posti sulla facciata sud della fabbrica, cancellatisi dopo la fine della seconda guerra mondiale e la scelta di coprire con un anonimo intonaco le decorazioni murali ad affresco poste all’interno del Mezzanino e del Piano Nobile. Nella foto a fianco, che mostra il “Passo di Torre” sulla Livenza, ancora guadabile, verso la fine XIX secolo, la Villa si intravvede cerchiata, ben visibile e dominante, come la sua funzione di centro di riferimento per il territorio circostante originariamente le attribuiva, inserita in un paesaggio che, in questa zona, ancora non ha subito l’ inurbamento del ’900, cosa che ne fa sua indiscussa protagonista.

Nel Novecento il Complesso si trova in condizioni molto precarie: il protratto uso come abitazione colonica fa si che Villa e Barchessa soffrano di una generale situazione di decadimento e di diffuso degrado mentre l’alterazione dell’originario distributivo interno del Mezzanino e della Barchessa per le necessità che le numerose famiglie coloniche hanno di ricavare nuovi vani per le loro esigenze abitative ne stravolge gli originari volumi.

Vista di insieme di Villa e BarchessaE’ in questo periodo che Villa e terreni pertinenti vengono acquistati dalla famiglia Marchetto di Venezia che, da oltre settant’anni, ne cura con impegno, passione e competenza il recupero, sia architettonico che funzionale, per riportarla alla sua primitiva conformazione.

Oggi la Villa ed i suoi annessi sono stati in gran parte recuperati nei loro distributivo e nel loro aspetto originale, ridando loro dignità e bellezza, e vengono proposti con una destinazione d’uso compatibile con il loro rilevante passato, oggi impreziosita dalla recentissima scoperta (Settembre 2014) dell’originale decorazione pittorica Seicentesca interna.

Gli interventi di scopertura delle decorazioni, pur circoscritti ad alcune aree del Piano Nobile hanno conseguito l’obbiettivo di  ottenere una rappresentazione sufficientemente significativa della narrazione pittorica nella parte più significativa della Villa: le zone scoperte hanno recuperato l’originale e importante decorazione Seicentesca che orna la fascia superiore delle pareti.

Con questo intervento si è approfondita, in particolare, l’indagine sulla datazione delle decorazioni accertando in modo definitivo l’ipotesi emersa con le prime scopriture del 2014 che, cioè, al Piano Nobile la decorazione di metà Ottocento nascondeva la più pregiata ed importante decorazione originale di fine Seicento, quella che può farsi risalire all’intervento di ampliamento della Villa di pari epoca.

In particolare, il Salone Passante è caratterizzato da una decorazione ad affresco a soffitto che occupa tutto il perimetro dell’ambiente: si estende in verticale per circa 75 cm. ed è seguita da una campitura in intonaco marmorino di color bianco estesa a tutta la parete; la decorazione rappresenta una serie di modiglioni di buona fattura, di colore brunastro, a sostegno di un’ architrave, anch’essa rappresentata ad affresco, intervallati da nappine color arancio: l’impressione che se ne ricava è che i modiglioni in affresco servano quali elementi di sostegno della travatura reale: la contemporanea eliminazione della controsoffittatura novecentesca, che ha riportato alla luce l’antica travatura Seicentesca,si è rivelata fondamentale in quanto ha restituito l’ effetto originario di “trompe l’oeil”.

La decorazione a modiglioni si interrompe solo in corrispondenza dei soprapporta che costituiscono, rispettivamente, l’accesso al Salone Passante e al quarto piano per lasciare posto a raffigurazioni di diverso tipo: si intravvede l’abbozzo di una casa e di una torre a fianco di un rosone centrale, che caratterizza il soprapporta, di lettura difficile.

Di fronte all’ingresso al Salone Passante è stata invece mantenuta nel soprapporta corrispondente la decorazione “a tappezzeria” di metà Ottocento caratterizzata da un’alternanza di rosoni a fondo rosso e blu sottomessi ad una fascia decorata a soffitto conservata in quanto  espressione di un gusto decorativo tipico di uno dei periodi attraversati dalla Villa nel corso della sua storia.

La scopertura più affascinante è comunque quella attuata nella stanza di destra del Piano Nobile.

Stemma Agazzi ad affrescoQui, sotto la consueta copertura ad intonaco e lo strato pittorico a volute e vivaci tinte di metà Ottocento, è apparso un motivo decorativo Seicentesco di buona qualità, differenziato da quello reperito nel Salone Passante, formato ugualmente da una fascia affrescata a soffitto estesa in verticale per circa 75 centimetri seguita da una campitura in intonaco marmorino di color bianco estesa a tutta la parete.

La decorazione, a tinte tenui tra il grigio e l’ocra, mostra al centro lo stemma nobiliare degli Agazzi inserito in un cartiglio e contornato sia a destra che a sinistra da motivi decorativi a volute: lo incorniciano due medaglioni, uno a destra ed uno a sinistra, che rappresentano, su fondo ocra chiaro, due volti rispettivamente di donna e di uomo;ai lati terminali della fascia decorativa l’abbozzo di due figure umane.

Il carattere della decorazione e la strutturazione dell’ambiente fanno di questa stanza certamente la più importante della Villa e, presumibilmente, quella assegnata al membro principale della famiglia nei vari periodi.

Lo stemma potrebbe raffigurare la variante più antica ed utilizzata del blasone, risalente a fine Seicento, collocata in un’immobile che aveva giocato un ruolo così importante nella vita della famiglia..

 

Villa Correr Agazzi, vincitore Wedding Awards 2015 matrimonio.com